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sabato 13 agosto 2011

Amazzonia: non ci sono più notizie degli indios «scoperti» in gennaio

Articolo tratto dal "Corriere della Sera" (http://www.corriere.it)

Vivevano al confine tra Brasile e PerùInserisci link

Potrebbero essere stati messi in fuga dai narcos. Trovato uno zaino con 20 kg di cocaina colpito da una freccia

MILANO - Non c’è pace in Amazzonia. Dalla fine della settimana scorsa non si hanno più notizie della tribù brasiliana che non aveva mai avuto contatti con il mondo esterno e che era stata filmata per la prima volta a gennaio di quest’anno al confine tra Brasile e Perù. Secondo il governo brasiliano, gli «indiani incontattati» potrebbero esser stati messi in fuga da trafficanti di droga peruviani; gli stessi che hanno attaccato l'avamposto di sicurezza creato dal governo di Brasilia proprio per proteggere l'isolamento degli indigeni.

RESTI - A lanciare l’allarme è stato il capo della Fondazione nazionale degli indios brasiliani (Funai), Carlos Travassos. L’uomo si è recato sul fiume Elvira, dove sabato scorso è stato ritrovato lo zaino di uno dei trafficanti, che conteneva una freccia spezzata e venti chili di cocaina. «Le frecce sono come una carta di identità per i nativi che vivono isolati. Riteniamo che i peruviani abbiano costretto la tribù a fuggire. Siamo molto preoccupati», ha riferito Travassos alla stampa. In un messaggio a Survival International, movimento per i popoli indigeni, José Carlos Meirelles, ex capo della postazione di guardia afferma: «Noi resteremo qui, qualunque cosa accada, finché lo Stato brasiliano non avrà deciso di risolvere il problema una volta per tutte. Non per proteggere noi, bensì gli indiani».

La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia La tribù sconosciuta in Amazzonia

AMAZZONIA SPORCA DI SANGUE - La vicenda ha risvolti ancora poco chiari. Altri funzionari del Funai hanno dichiarato che l’avamposto sarebbe stato attaccato alla fine di luglio. Poi si teme che l'Elvira, lungo il cui corso si trova la postazione di protezione, venga usato per far uscire la cocaina dal Perù verso il Brasile. Una squadra di ricerche, composta da cinque uomini dell’ente governativo, è tornata sul campo il 5 agosto, dopo l’intervento della polizia federale. E il giorno successivo, i funzionari hanno riferito di non sapere più dove fossero finiti gli indigeni. Non è chiaro dunque il periodo in cui sarebbe avvenuto l’assalto. Inoltre, stando a quanto riportato dal Guardian, le autorità hanno arrestano un portoghese, Joaquim Antônio Custódio Fadist, già condannato per traffico di droga. Ma non solo. In passato erano stati espressi timori sulla penetrazione illegale e massiccia di taglialegna dal versante peruviano del confine.

UN PARADISO CONTAMINATO - Non è la prima volta che la foresta più vasta del mondo vive avvenimenti truci, legati alla criminalità, il traffico di droga, il disboscamento selvaggio e lo sfruttamento delle terre. Tra maggio e giugno una serie di omicidi, a danni di sei ambientalisti, ha sconvolto la regione. E se la polizia non ha certezze sui colpevoli e sui mandanti, ora qualche riflettore internazionale (in Europa, la faccenda è stata seguita ben poco dai media) è di nuovo puntato sulla regione. Gli indigeni «incontatatti», inoltre, a differenza degli ambientalisti e delle loro azioni, hanno sempre suscitato interesse nella stampa e le loro immagini hanno fatto il giro del globo. In Brasile esistono almeno 67 tribù che non hanno contatti con il resto del mondo. E, per salvaguardarle, il governo brasiliano ha proibito, salvo autorizzazione, di entrarci in contatto per evitare contagi da malattie infettive (anche banali) alle quali i nativi non sono mai stati esposti. Oggi, però, si teme che qualcosa di ancora più infettivo – il traffico di droga – li abbia toccati da vicino, sporcandoli con le sue atrocità e il suo scarsissimo rispetto per la vita umana e per l’ambiente.

Marta Serafini

mercoledì 6 luglio 2011

Rio, la cacciata dei poveri

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

In vista di Mondiali e Olimpiadi, la capitale carioca demolisce oltre 3000 case delle favelas, costringendo la gente ad andarsene lontano dal cuore cittadino

Oltre tremila case da demolire per far posto a Mondiali e Olimpiadi. È quanto stanno facendo le autorità di Rio de Janeiro per ripulire la città e far sì che sia pronta per i grandi eventi: Mondiali di Calcio del 2014 e Olimpiadi del 2016. Peccato che tutto questo comporti lo sfollamento forzato di migliaia di famiglie povere e disagiate, che in cambio avranno pochi spiccioli e il ben servito. Ottomila reais, l'equivalente di 5mila dollari, è il risarcimento previsto per coloro che dalla sera alla mattina si ritrovano senza casa, senza quartiere, senza una vita. Ottomila reais quando per avere una nuova casa ce ne vogliono almeno quattro volte tanto. Per non parlare dei disagi che un assegno con cifre e scritte può provocare in famiglie dove nessun adulto è capace né di leggere né di scrivere. E la storia di Berenice Maria De Neve la dice lunga.

Un giorno di maggio è stata convocata dal Comune, nel centro della città, a più di un'ora di autobus dalla sua favela. Lì l'avvertono che la sua casa è fra quelle da demolire e che in cambio le daranno un bell'assegno. Quando rientra, ritrova soltanto un cumulo di macerie. Nemmeno il tempo di svuotarla. "Sono arrivati e l'hanno abbattuta. Distruggendo tutto, il mio tavolo, il mio divano, il mio armadio pieno della mia roba. E quell'assegno! Ho avuto una terribile esperienza nel ercare di cambiarlo perché non so leggere né scrivere", racconta la donna disperata a BbcMundo. La sua casa è una delle mille demolite in quel quartiere dove Berenice e la sua famiglia vivevano da otto anni e dove adesso dovrà passare un'autostrada gigantesca, per supplire alla carenza di infrastrutture tipica del Brasile.

Nonostante questa politica di allontanare il più possibile i poveri da Rio, costi quel che costi, sia stata criticata sia dal relatore speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che da Amnesty Internacional, le autorità insistono nel dire che stanno trattando la gente nella forma più giusta possibile.

Secondo l'urbanista Luis Borges Ferreira, con la scusa di Mondiali e Olimpiadi, c'è una corsa a costruire nuove abitazioni in quartieri da sempre poveri per crearne nuovi che siano adatti alla crescente classe media, frutto della potente crescita economica brasiliana.

Intanto, fra coloro che come Berenice sono rimasti senza nulla, c'è chi è stato ripagato con una nuova abitazione a Campo Grande, a un'ora e mezza dal centro, nel nulla più assoluto. Le case però sono soltanto ottocento e gli altri si arrangiano. Lei infatti sta vivendo fra le rovine vicino a dove abitava prima, con tutto intorno acqua stagnante e la paura del dengue.

Cleyton Martins, un cameriere di 27 anni che è stato spostato con sua figlia e sua madre nel nuovo quartiere, è comunque molto preoccupato: "La casa dove sto vivendo ora è migliore di quella che avevo - ammette a BbcMundo- ma non ci sono negozi, non ci sono posti dove far giocare i bambini e siamo molto lontani dalla città". Niente ospedali nei dintorni, né farmacie, nessun tipo di servizio.

Per il consigliere Eliomar Coelho la maniera con la quale le autorità stanno trattando i poveri è "criminale", dato che usano la Coppa del Mondo e le Olimpiadi come pretesto per appropriarsi della terra e far fare grandi affari agli impresari edili: "E' una totale violazione dei diritti umani"

Stella Spinelli

sabato 2 luglio 2011

UMBRIA: CONFINDUSTRIA, 50 IMPRESE ATTRATTE DA BRASILE

Articolo tratto da ASCA (http://www.asca.it)

(ASCA) - Perugia, 1 lug - Ha visto la partecipazione di 50 imprese umbre la quinta delle ''country presentation'', dedicata al Brasile, organizzata da Confindustria Perugia in collaborazione con Umbria Export e SFCU. Nell'evento di presentazione sono state illustrate da esperti in materia le opportunita' economiche offerte dal mercato brasiliano, con attenzione agli aspetti tecnico-commerciali e doganali legati a questo Paese. Ad aprire i lavori, Aurelio Forcignano', direttore di Confindustria Perugia che ha ricordato come il Brasile e' uno dei paesi inseriti nell'ambito del progetto ''Ambasciatori dell'Umbria in Centro e Sud America'', finanziato dalla CCIAA di Perugia e realizzato con il supporto tecnico organizzativo di Umbria Export (gli altri paesi interessati dal progetto sono Cile, Argentina e Messico). ''Attraverso il progetto e con azioni come queste delle country presentation, l'obiettivo - ha affermato Forcignano' - e' creare un sistema di relazioni stabili per le aziende nel campo dell'internazionalizzazione, che vada oltre la semplice informazione per approfondire tutti gli aspetti che possono aiutare il sistema produttivo e per dare risposte concrete alle imprese''. L'incontro si e' concluso con un dibattito e con scambi di opinioni su tematiche riguardanti alcuni dei settori produttivi che possono generare collaborazioni tra Umbria e Brasile.


pg/mpd

(Asca)

venerdì 18 febbraio 2011

Brasile, ricomincia il processo per l'omicidio dei Guaranì

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)
Kaiowá Marcos Veron fu assassinato nel 2003 per essersi opposto a un allevatore locale

Riparte a San Paolo del Brasile il processo per l'omicidio di Kaiowá Marcos Veron, il celebre leader dei Guaranì che venne fatto picchiare a morte da un allevatore locale. La prima udienza è prevista per lunedì, e vede al banco degli imputati Estevão Romero, Carlos Roberto dos Santos e Jorge Cristaldo Insabralde, accusati di omicidio, arresti arbitrari, frode procedurale e altri crimini.

L'omicidio di Veron fu commissionato nel 2003 dal proprietario di un ranch. L'allevatore aveva occupato le terre in origine appartenenti ad una comunità di Guaranì, e Veron li aveva guidati nella rioccupazione dei propri territori. Il processo per il suo omicidio avrebbe dovuto cominciare nell'aprile dello scorso anno, ma era stato rimandato già due volte per impedimenti di varia natura. Si tratta di un processo "storico" secondo il Procuratore Generale del Brasile (che lo ha portato in tribunale), perchè è la prima volta che nel Mato Grosso do Sul vanno a giudizio persone accusate di aver assassinato un Indiano.

Il processo per l'omicidio di Veron porta di nuovo alla luce il caso dei Guaranì, un popolo costretto a vivere in condizioni spaventose, rinchiuso nelle riserve o relegato in accampamenti ai margini delle strade. Una comunità a cui sono state sottratte le proprie terre, per farne allevamenti di bestiame e piantagioni, e tutto questo nella più completa indifferenza da parte delle autorità locali.

sabato 1 gennaio 2011