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domenica 28 luglio 2013

Il Papa: «I leader sappiano scegliere il bene comune»

da www.ilsole24ore.com


Nella penultima giornata del viaggio in Brasile e alla vigilia della grande giornata dei Giovani di oggi, Papa Francesco parla alla politica e sprona la classe dirigente ad una sfida etica. La leadership – dice il Papa ai dirigenti brasiliani riuniti in teatro, scusandosi di non parlare portoghese proprio perché deve dire cose particolari - sappia scegliere per il «bene comune: il senso etico» dei dirigenti è la sfida storica senza precedenti. Ribadendo con forza: la cattiva politica provoca delusione. «Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio». E avverte, con chiaro riferimento alle forti contestazioni in Brasile scoppiate meno di un mese fa: «Attenzione: ci può essere il pericolo della disillusione, dell'amarezza, dell'indifferenza, quando le aspirazioni non si avverano. Chi ha un ruolo di guida - ha spiegato il Pontefice - deve avere obiettivi molto concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli». Insomma, un chiaro invito all'ascolto della gente.
Giornata ricca, dove torna a più riprese il celebre documento di Aparecida del 2007 in cui vennero gettate le basi del suo pontificato. «Il cristianesimo unisce trascendenza e incarnazione; rivitalizza sempre il pensiero e la vita, di fronte alla delusione e al disincanto che invadono i cuori e si diffondono nelle strade». Per questo anche oggi la fede può «fecondare un processo culturale fedele all'identità brasiliana e costruttore di un futuro migliore per tutti». Alle elite del Brasile, ribadisce che «il comune sentire di un popolo, le basi del suo pensiero e della sua creatività, i principi fondamentali della sua vita, i criteri di giudizio in merito alle priorità, alle norme di azione, poggiano su una visione integrale della persona umana». E nella terra dove lo sviluppo economico (pur segnando ora il passo) ha conosciuto tassi da record ricorda che «la globalizzazione implacabile, l'urbanizzazione spesso selvaggia, hanno promesso molto» e non mantenuto. E sogna una Chiesa di «riconciliazione» e di «strada» contro il «lato oscuro» della globalizzazione:
Aggiunge: «Tanti sono innamorati dalla potenzialità della globalizzazione e in essa c'è qualcosa di veramente positivo. Ma a tanti sfugge il lato oscuro: lo smarrimento del senso della vita, la disintegrazione personale, la perdita dell'esperienza di appartenenza a un qualsivoglia nido, la violenza sottile ma implacabile, la rottura interiore e la frattura nelle famiglie, la solitudine e l'abbandono, le divisioni e l'incapacità di amare, di perdonare, di comprendere, il veleno interiore che rende la vita un inferno, il bisogno della tenerezza perché ci si sente così inadeguati e infelici, i tentativi falliti di trovare risposte nella droga, nell'alcool, nel sesso diventati ulteriori prigioni».

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